Sentiero Tiziana Weiss

Sentiero naturalistico Tiziana Weiss

“Oh! Benedét Tinisa!” esclamavano le donne di un tempo quando, di ritorno al paese, improvvisamente scorgevano la sagoma benevola e protettiva del Monte Tinisa… Il sentiero naturalistico Tiziana Weiss, inoltrandosi nel regno della biodiversità, porta alle creste del Tinisa, da cui i panorami d’intorno vi lasceranno letteralmente senza fiato.

Difficoltà:   E.
Periodo consigliato: da metà giugno a fine ottobre.
Segnavia:  CAI 215-233 e segnavia rotondo, bianco con all’interno una T azzurra.
Lunghezza /Dislivello in salita: 9,3 Km / 600 m circa.
Tempo di percorrenza: h3 40′ / h4

Lungo il percorso sono state individuate dodici “stazioni” evidenziate mediante tabelle grazie alle quali è possibile approfondire ulteriormente temi specifici, riguardanti geologia, flora e fauna. 

Dal rifugio Tita Piaz (1417 m) si segue la strada in direzione del Lago di Sàuris fino al bivio con una pista forestale sulla sinistra che porta ad un ampio parcheggio. 
Da qui ha inizio la forestale per Casera Tintina (chiusa al traffico; segnavia CAI 215) che si snoda tra un bel bosco di abete rosso, dapprima in leggera salita, poi quasi in piano, fino al canalone delle Ruvis di Tintina. Oltre il canalone la strada taglia, per un tratto, friabili strati di gesso (stazione n. 1). 
La strada prosegue ancora per un tratto pianeggiante, attraversa il canalone del Rio della Calcina e inizia poi a salire, attraverso un bosco misto dì faggio e abete e numerose schiarite dalla lussureggiante vegetazione (stazione n. 2).
Al termine della salita si raggiunge il pascolo di Casera Tintina (1.495 m) sovrastato a Sud dalle alte pareti calcareo-dolomitiche del M. Tinisa (40′) (stazione n. 3).

Si percorre ancora per un tratto la pista forestale e, al margine meridionale del pascolo, si raggiunge un bivio posto nei pressi di una sorgente (tabelle). Si segue quindi a sinistra il segnavia CAI 233, tra alberi e arbusti prostrati dalle slavine invernali. Si possono facilmente individuare: una specie di salice (Salix appendiculata), il pino mugo (Pinus mugo), l’ontano verde (Alnus viridis), l’abete rosso (Picea abies), il larice (Larix decidua), un tipo di betulla (Betula verrucosa) e il sorbo degli uccellatori (Sorbus auduparia). Dopo un tratto piuttosto ripido il sentiero oltrepassa una piccola ondulazione del terreno (la morena dell’ultimo ghiacciaio, ritiratosi circa 6000-8000 anni fa) e riprende poi a salire tra fitti mughi (stazione n. 4).
Uscito dai mughi il sentiero rimonta, con strette svolte, il ripido pendio e, giunto sotto pareti rocciose, piega a sinistra per una specie di rampa detritico-erbosa. Dal termine della rampa una breve cengia esposta, attrezzata con fune metallica, permette di raggiungere il Malpasso di Tinisa (1960 m , h 1.15′) dalla forcella ha inizio anche la via normale al M. Tinisa (stazione n. 5).

Il Sentiero Tiziana Weiss si abbassa quindi sul versante meridionale, in leggera diagonale verso destra, lungo una dorsale detritica, e piega poi decisamente verso destra, dapprima per ghiaioni con grossi massi, poi attraverso un ripido pendio erboso (in questo tratto si raccomanda di prestare la massima attenzione: infatti, data la pendenza, uno scivolone potrebbe avere gravissime conseguenze) (stazione n. 6).
Al termine del lungo traverso si perviene alla Forcella del Fieno, l’intaglio di cresta posto a Est della Punta dell’Uccel (stazione n.7). 
Il sentiero prosegue nei pressi della cresta; questa nel primo tratto è costituita da rocce calcaree ed è ricoperta da pino mugo mentre, nel tratto successivo, è formata da rocce di origine vulcanica. Da questo punto è possibile scorgere, verso Sud, un minuscolo laghetto in cui vivono i tritoni (Triturus alpestris) (stazione n. 8).

La cresta culmina con la Punta dell’Uccel (1983 m), evidenziata da un segnacime che permette di riconoscere i monti che fanno da corona al vasto panorama (30′, stazione n. 9  e n. 10).
Dopo la sosta d’obbligo in vetta si inizia la discesa, in direzione della Forca di Montôf. Si segue la cresta, dapprima pianeggiante e ricoperta da cespugli di ontano e da piccoli larici, fra cui fiorisce a luglio la genziana punteggiata (Gentiana punctata).
La via si fa poi più ripida e accidentata. Si supera un breve salto roccioso, facilitato da una catena, e si prosegue poi nei pressi della cresta, ora detritica e ricoperta da zolle erbose discontinue, fino alla Forca di Montôf (1820 m. 20′); a Nord della cresta si eleva il caratteristico e bizzarro gendarme roccioso detto Uccel di Tinisa (stazione n. 11).

Dalla Forca di Montôf si scende rapidamente a Casera Tintina seguendo il sentiero CAI 215, che si tiene sulla destra della valletta del Rio Storto (30′)
(il tracciato originale che prevederebbe un passaggio al di là del Rio, costeggiando il Monte Cavallo di Cervia non è attualmente percorribile a causa degli ingenti danni provocati dalla tempesta Vaia del 2018, ne riportiamo la descrizione per informazione: dalla Forca di Montôf il sentiero CAI 233 scende verso Nord, sulla sinistra della valletta del Rio Tintina, dapprima tra le alte erbe di un pascolo abbandonato, poi tra gli ontani, e si porta sulla dorsale del Monte Cavallo di Cervia
Si percorre quindi l’ampio crestone, tra un rado e luminoso bosco con alti larici e abeti, che donano al luogo l’aspetto di un suggestivo giardino. Raggiunta un’ampia insellatura il sentiero scende sulla destra della cresta, con numerose svolte fino a raggiungere l’alveo sassoso del Rio Tintina). 
Seguendo a ritroso la strada forestale percorsa all’andata, si ritorna infine alla rotabile del Passo del Pura (40′).

Per la dettagliata descrizione degli aspetti naturalistici del sentiero e delle dodici stazioni di osservazione si rimanda al libro-guida di LIVIO SIROVICH e FABRIZIO MARTINI, Ambiente e cultura di una montagna carnica – Il Tinisa, Lint, Trieste 1993, che si può trovare in vendita al Rifugio Tita Piaz.